Tutti conoscono il Cammino di Santiago. Pochi conoscono il Kumano Kodo, eppure sono gli unici due pellegrinaggi al mondo dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Siamo nella penisola di Kii, a sud di Osaka, un Giappone lontano dai grattacieli e dai treni proiettile. Qui il tempo si misura in passi. Il Kumano Kodo non è un semplice sentiero. È un percorso spirituale che da oltre mille anni viene calpestato da monaci, imperatori e pellegrini in cerca di purificazione. Si snoda tra foreste di cedri secolari, templi che emergono dalla nebbia come apparizioni, e piccoli villaggi dove il Giappone più autentico sopravvive immutato.
Cosa fare?
Camminare. Non per sfida fisica, ma per ascolto. Il percorso è segnato da statue di Jizō, il protettore dei viandanti, coperte di muschio. Ogni salita è una preghiera, ogni discesa un abbandono. A fine tappa, ti aspettano i ryokan: antiche locande con futon di cotone, porte scorrevoli in carta di riso e onsen termali all’aperto. Cenare è un rituale (kaiseki): piccole porzioni di pesce di fiume, verdure di stagione, tè verde servito con gesti precisi come nella cerimonia del tè .
L’esperienza culturale.
A differenza di un trekking normale, qui ogni passo è storia. A Hongu, il grande santuario Taisha, si prega per la rinascita. A Nachi, si contempla la cascata più alta del Giappone, sacra alla dea del sole. Non serve essere buddisti o shintoisti: serve essere presenti.
Perché è per te.
Perché il Giappone delle metropoli è efficiente, ma quello di Kumano è intimo. Perché qui non cerchi il selfie perfetto, ma il silenzio interiore. Perché dormire in un ryokan dopo 20 km di cammino è una delle forme più alte di felicità.
Come arrivarci.
Da Osaka o Kyoto, un treno per Tanabe, poi un bus per l’inizio del sentiero. Il percorso è ben segnalato e adatto anche a camminatori occasionali, purché con scarpe adatte e lo spirito giusto: quello del pellegrino, non del turista.
