L’arcipelago di Capo Verde è celebre per le spiagge di Sal e Boa Vista, ma esiste un’isola che ha scelto di restare indietro, di non farsi scoprire.
Maio è una scheggia di deserto che galleggia nell’oceano. Avvistata il 1° maggio 1460 dai portoghesi, oggi è forse l’unico luogo dell’arcipelago dove il turismo non ha ancora messo radici .
Qui non ci sono resort. Ci sono villaggi di pescatori, saline che brillano come nuvole di neve, e spiagge bianche dove nidificano le tartarughe Caretta caretta. Il tempo, su Maio, non si misura in ore ma in maree.
Cosa fare? A Morrinho, le spiagge sono ancora vergini. Camminare sulla sabbia significa incrociare le tracce delle tartarughe marine, seguire i granchi che corrono verso le dune. Nella Riserva di Ribeira Dom João, un fiume miracoloso attraversa l’oasi, un nastro verde in un panorama lunare. Le saline di Terras Salgadas sono un’esperienza sensoriale unica: il bianco accecante del sale, il silenzio, il vento che modella cumuli candidi. Sir Francis Drake le descrisse come nuvole immerse nella luce .
L’esperienza culturale. A Vila do Maio, la vita scorre lenta. I locali sono felici di ospitare i pochi visitatori: propongono uscite di pesca tradizionale, immersioni nelle baie di Galeão e Santana, o semplicemente serate di musica dal vivo con vino e cachupa, lo stufato capoverdiano a base di mais e fagioli. La fortezza di São José e la chiesa di Nossa Senhora da Luz raccontano di un passato coloniale che qui non è stato cancellato dal cemento .
Perché è per te. Perché Maio è l’antidoto perfetto al turismo mordi-e-fuggi. È un’isola che richiede tempo, che non si concede al primo sguardo. È per chi cerca l’Africa autentica, quella che non si mette in posa per Instagram.
Come arrivarci. Venti minuti di volo dall’isola di Santiago, o tre ore di traghetto. Una volta scesi, non ci sono grandi strade: c’è solo l’isola, e ci sei tu.









