REYKJAVÍK

È un respiro freddo che arriva dal mare, un’energia che vibra tra colori, luci e silenzi profondi.

Reykjavík è una città che sorprende per la sua delicatezza. In Islanda, dove la natura domina ogni cosa – tra distese di lava ricoperta di muschio, geyser che esplodono con cadenza regolare e cascate che sembrano voler raggiungere il centro della terra – la capitale è un rifugio di colori, musica e calore umano. Non è una metropoli caotica né una città che cerca di stupire con grattacieli o monumenti arroganti. Reykjavík vive sospesa tra il fiordo e il cielo nordico, accarezzata da un’aria così limpida che pare filtrata dal ghiaccio dei ghiacciai vicini.

Le case dai tetti rossi, blu, verdi e gialli sembrano sorridere anche nei giorni più grigi, come se volessero proteggere chi arriva. Passeggiare per le strade del centro, in particolare lungo la celebre Laugavegur – l’arteria commerciale e vitale della città – significa immergersi in un caleidoscopio di piccole botteghe artigiane, caffetterie dove si serve il caffè più forte e buono d’Europa, e negozi di lana dove le tradizionali “lopapeysa” (maglioni islandesi di lana non trattata) aspettano solo di avvolgere i viaggiatori in un caldo abbraccio nordico.

Vento, sempre vento

Il vento è una presenza costante, quasi un personaggio a sé. Porta con sé storie di ghiacci, di vulcani, di mari in tempesta. Camminare lungo il porto significa ascoltare un dialogo continuo tra la città e la natura, un equilibrio fragile e potente. Da lì partono le navi per le escursioni tra i cetacei: non è raro vedere orche o megattere alzarsi dall’acqua gelida dell’Atlantico, come in un saluto improvviso a chi osserva. Il porto profuma di sale e di pesce appena pescato, e le bancarelle di “bæjarins beztu pylsur” – il celebre hot dog islandese – fanno la fila di abitanti e turisti che cercano un pasto veloce, saporito e sorprendentemente delizioso, condito con ketchup dolce, senape, maionese, cipolle croccanti e il mitico “remoulade”.

La Hallgrímskirkja svetta come un faro al centro della città. La sua architmetica, ispirata alle colonne di basalto – quelle stesse formazioni rocciose che si trovano lungo le cascate e le scogliere islandesi – racconta la forza potente e primordiale della terra islandese. Salire in cima al suo campanile, alto oltre settanta metri, significa abbracciare Reykjavík dall’alto, lasciarsi attraversare da un panorama che sembra infinito: tetti colorati, il verde delle colline circostanti, l’azzurro freddo del mare e, nelle giornate limpide, l’imponente profilo del ghiacciaio Snæfellsjökull, reso celebre dal romanzo Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. Davanti alla chiesa, la statua di Leif Eriksson – esploratore vichingo scopritore dell’America prima di Colombo – osserva fiero l’orizzonte occidentale.

La città della musica

Le strade del centro sono un intreccio di caffè, librerie indipendenti, gallerie d’arte e locali che fino a tarda notte vibrano di musica dal vivo. Qui la creatività è ovunque: nei murales che colorano i muri ciechi con figure di troll, uccelli marini e paesaggi onirici; nella musica, perché Reykjavík è una città che ha dato i natali a Björk e ai Sigur Rós, e dove anche il piccolo bar all’angolo può trasformarsi in una sala da concerto improvvisata; nei volti dei suoi abitanti, che hanno ereditato dai vichinghi un’aria schietta e dagli elementi una saggezza silenziosa.

Una calda accoglienza

Una delle cose più particolari della capitale islandese è il rapporto intimo con il calore geotermico. L’acqua che scorre nei rubinetti profuma di zolfo, ma è purissima e naturalmente calda. Le piscine pubbliche, come la celebre Laugardalslaug o la più piccola ma suggestiva Vesturbæjarlaug, non sono solo luoghi per nuotare: sono il salotto della città. Gli islandesi ci vanno ogni giorno, spesso prima del lavoro, per rilassarsi nelle vasche idromassaggio all’aperto mentre fuori nevica o il vento ulula. Immergersi in quelle acque bollenti, con il vapore che si alza al mattino presto o sotto la luce pallida del sole di mezzanotte, è un’esperienza profondamente rigenerante e autentica.

La sera, le luci si riflettono sull’acqua del vecchio porto. Il mare diventa uno specchio che amplifica i colori delle case, delle finestre accese, dei lampioni che punteggiano le colline. In inverno, se si è fortunati, il cielo si accende di verde, viola e rosso: l’aurora boreale danza sopra la città come una sciarpa di seta mossa dal vento cosmico. In estate, invece, il sole non tramonta quasi mai. Reykjavík diventa allora una città bianca, illuminata da una luce lunare che è più dolce del giorno, perfetta per passeggiate notturne a mezzanotte lungo la costa di Seltjarnarnes, dove i fari segnano il tempo lento dell’isola.